• “Pro” e “contro” dell’uso di Internet

    social media

    Il continuo sviluppo delle tecnologie informatiche con la conseguente produzione e diffusione di software (programmi, applicazioni, ecc…) ed hardware (PC, tablet, smartphone, ecc…) sempre più avanzati sta sicuramente contribuendo a migliorare la qualità della vita delle persone che ne fanno uso sia dal punto di vista personale che professionale. Grazie ai dispositivi che possediamo è per noi possibile semplificare tutta una serie di attività prima più complesse e più dispendiose in termini di tempo che adesso, invece, possiamo svolgere con qualche click stando comodamente seduti in poltrona: possiamo disporre un bonifico, controllare il nostro conto corrente, compiere acquisti, organizzare le vacanze, acquistare biglietti per viaggi o per spettacoli, presenziare a riunioni di lavoro in video conferenza e molto altro. Tutti questi strumenti sono importanti e utili nelle quotidiane attività ed hanno notevoli potenzialità se usate nel modo corretto, come ad esempio viene fatto nella scuola per aiutare gli alunni con difficoltà di apprendimento, consentendo loro di usare il tablet per costruire mappe concettuali e seguire le lezioni. Oltre agli usi professionali le nuove tecnologie offrono anche una grande varietà, in continua espansione, di attività per lo svago grazie a giochi off-line, giochi in rete all’interno di una community, applicazioni per scambi sociali e molte altre alternative.

    Quali sono i motivi per cui questo mondo tanto affascina gli adolescenti?

    Un primo motivo è che l’uso dei Social Media (Facebook, Twitter, My Space, Ask, ecc…) e la loro peculiare struttura consentono al fruitore di sperimentare una sempre crescente sensazione di gratificazione, nel senso che permettono al soggetto di sentirsi abile nell’utilizzo mano a mano che il mezzo viene usato, secondo la proporzione diretta: maggiore uso, maggiore abilità. Se ci pensate non esistono più i vecchi libretti di istruzione che eravamo abituati consultare prima di usare un qualsiasi elettrodomestico. Adesso le potenzialità di questi strumenti sono talmente ampie che se dovessero preparare delle istruzioni all’uso dovrebbero scrivere volumi enciclopedici! Le nuove tecnologie nascono proprio per poter essere usate da tutti e per facilitare la vita dell’utente, per questo sono studiate in modo che il loro utilizzo sia intuitivo; così partendo dal punto zero di mancanza di conoscenza rispetto allo strumento, applicandosi empiricamente si possono scoprire nuove possibilità prima ignorate e aumentare, dunque, il senso di efficacia personale.

    I Social Media consentono di ampliare la propria rete sociale dando la possibilità di partecipare a gruppi, di condividere foto e/o informazioni con altre persone, di pubblicare pensieri, articoli o materiale trovato nella rete, oppure usando una modalità molto più semplice, i tag (riferimenti espliciti ad una o più persone): ad esempio se pubblico una foto in cui ci sono due miei amici, questa verrà visualizzata esclusivamente da chi mi conosce, se invece io taggo i miei amici la stessa foto verrà visualizzata anche dagli amici dei miei amici e quindi aumentano per me le possibilità che qualcuno mi veda e mi chieda “l’amicizia”, perché al di fuori della mia cerchia. Un’altra funzione per il medesimo obiettivo è la ricerca on-line di persone già note, il “social searching”: poter intercettare una persona vista di sfuggita o di cui non ho riferimenti per contattarla potendo risalire a lei partendo dagli amici e risalendo tra i collegamenti. In questo modo posso conoscere persone nuove, ampliare la mia cerchia e aumentare la mia popolarità virtuale.

    I Social Media permettono anche una funzione di “sorveglianza” nel senso che danno la possibilità all’utente di conoscere attività, pensieri e interessi di persone o gruppi a cui appartiene, monitorando così il proprio grado di conformità al gruppo ed aumentando il proprio senso di appartenenza. Per un adolescente che sta sperimentando la messa in discussione dei riferimenti genitoriali e si sta separando dalla famiglia per scoprire e sperimentare i propri riferimenti e i propri valori che lo porteranno ad essere un adulto autonomo e consapevole, è molto importante avere come riferimento il gruppo dei pari durante questa fase di passaggio. Non si possono abbandonare i vecchi legami senza averne di nuovi a cui legarsi. Questo passaggio avviene appunto grazie all’appartenenza ad un gruppo che prevede l’accettazione dei canoni di riferimento.

    Purtroppo però accanto a queste valide ragioni per usare i social media, ci sono altrettanto validi motivi per “sorvegliarne” l’utilizzo, cioè evitare che l’utente ne faccia un uso indiscriminato e massiccio.

    L’uso indiscriminato consiste nel navigare senza meta rischiando di perdersi letteralmente nel web oppure di incontrare contenuti che non si sono cercati direttamente ma che appaiono perchè connessi ai precedenti da una parola o per significato comune: spesso tali contenuti sono di tipo pornografico, purtroppo.

    Per uso massiccio intendo la possibilità di trascorrere oltre alle due ore al giorno su queste piattaforme; spesso vengono usate le ore notturne, perché sguarnite dell’attenzione genitoriale, invece di dormire e permettere al cervello di riposare.

    Tali condotte costituiscono dei fattori di rischio perché espongono l’utente ad una progressiva desensibilizzazione attraverso tre differenti modalità interconnesse.

    Mancato sviluppo o impoverimento dell’intelligenza emotiva: l’essere umano è un “essere sociale” nel senso che nasce e si sviluppa in un ambiente fatto di interazioni con altri simili, con altre persone e che, soprattutto nella fase adolescenziale, sono preferibilmente suoi pari. Attraverso questa interazione reale e concreta, fatta di corporeità, di percezioni e di sensazioni che scaturiscono quando siamo di fronte ad un altro-da-noi, accresciamo le nostre capacità di esperire emozioni, di farci influenzare dall’altro e di comprendere gli stati d’animo propri e altrui. Questi aspetti legati all’emotività sono essenziali perché ci consentono di sviluppare le connessioni neuronali che sottendono le capacità personali e sociali di ognuno di noi. Quindi la nostra esperienza di noi con gli altri ci aiuta a sviluppare il nostro mondo emotivo, il quale a sua volta, ci aiuta a sviluppare le nostre abilità cognitive. Tutto ciò è anche confermato dai sempre più frequenti studi sui neuroni specchio che pongono l’osservazione reale dell’altro che compie gesti concreti, come la base dell’apprendimento della socialità (*).

    Depotenziamento del sé: pensando a noi come ad organismi in continua interazione con l’altro, possiamo definire il sé come il nostro peculiare e specifico modo di adattarci creativamente alla situazione relazionale che stiamo vivendo nel dato momento. Ne consegue che maggiori e più variegate sono le situazioni relazionali in cui ci immergiamo, maggiori capacità di adattamento sviluppiamo e maggiori risorse relazionali aggiungiamo al nostro corredo di base. Tale aumento di competenze ci permette di affrontare in modo adeguato le situazioni di vita perché ci troviamo con più strumenti e strategie a nostra disposizione; questi piccoli successi di capacità di fronteggiamento alimentano la nostra percezione di autoefficacia e al tempo stesso la nostra autostima facendoci percepire come persone competenti e adeguate; la ricaduta di questo circuito è una diminuzione dell’ansia sociale perché le situazioni reali e quelle nuove non vengono più percepite con paura e come delle difficoltà da affrontare ma con serenità e come delle nuove possibilità per metterci in gioco.

    Depotenziamento delle funzioni di contatto: le modalità in cui noi interagiamo con il mondo sono essenzialmente quattro e sono il corpo, i nostri cinque sensi, le emozioni e le cognizioni. Quando incontriamo un nostro amico, parliamo con un collega di lavoro o veniamo fermati da un estraneo che ci chiede un’informazione usiamo questi quattro canali per creare un contatto relazionale e, come detto in precedenza, aumentare le nostre competenze. In che modo facciamo tutto questo? Per quanto riguarda il corpo moduliamo la nostra postura a seconda della situazione per rinforzare ciò che diciamo o per comunicare delle intenzioni che non vengono espresse dalle parole. I nostri sensi sono sempre molto attivi durante un incontro, anche se spesso a livello inconsapevole; quante volte avrete detto o sentito dire la frase “mi piace/non mi piace a pelle”, ecco proprio questo intendo cioè la grande mole di informazioni visive, olfattive, uditive, ecc.. che raccogliamo durante l’interazione con gli altri e che vengono processate dalle aree più interne e meno consapevoli ma che ci influenzano nel sentirci attratti oppure no da una determinata persona. Le emozioni sono un altro grande canale di contatto ed è quasi impossibile interagire con qualcuno senza esperire emozioni, senza che l’impatto dell’altro generi in noi una qualche risposta emotiva; così descriviamo le persone come divertenti, affascinanti, tristi, noiose, ecc.. e facendo questo stiamo parlando di noi, cioè dell’effetto emotivo che questa persona ha su di noi e come ci attiviamo nell’incontro con lei/lui. Infine le cognizioni sono il canale forse oggi più riconosciuto e utilizzato ed infatti siamo sempre pronti ad attribuire pensieri, considerazioni, giudizi o valutazioni alle persone con cui abbiamo a che fare.

    Nota: * A. Damasio, 2010, Il sé viene alla mente,     Adelphi Edizioni

     

    Autore articolo: Jgor Francesco Luceri

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